La sfida dell'orticaria cronica: conciliare la propria professione con la malattia

La testimonianza di Simona

A differenza degli altri pazienti, arrivare alla diagnosi per me non è stato un calvario: quando i primi sintomi di orticaria cronica spontanea sono comparsi avevo 22 anni e studiavo già alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Siena, perciò ho trovato rapidamente le risposte al mio prurito insistente e a quei grandi pomfi che mi arrossavano il torace, il collo e le braccia. Anche se sono un medico (e ne ho anche sposato uno) e lavoro in ospedale tutti i giorni, per oltre vent’anni ho potuto solo alleviare le manifestazioni di questa malattia, con risultati variabili ma senza mai riuscire a farle regredire completamente.

Finora, infatti, l’unica opzione terapeutica per questo tipo di orticaria è stata rappresentata dagli antistaminici. Ho assunto in modo continuativo dosaggi crescenti di antistaminico che, in alcuni periodi, mal si sono conciliati con gli impegni professionali, causandomi eccessiva sonnolenza e una sensazione di sedazione. La convivenza con l’orticaria cronica spontanea è particolarmente ostica perché la sua imprevedibilità, in assenza di ‘trigger’, mette a dura prova anche l’umore del paziente e, in momenti di maggiore vulnerabilità, anche la sua capacità di affrontare con spirito il prurito e le chiazze. Alla vigilia di occasioni importanti, come il giorno della laurea o del mio matrimonio, quanta ansia di veder comparire i pomfi! A volte mi è andata bene, altre volte no.

Ho vissuto l’impatto sociale della malattia principalmente nella sfera professionale. Sono una ginecologa e mi relaziono alle mie pazienti anche in momenti della vita femminile di maggiore vulnerabilità come la gravidanza. Capisco che per molte di loro non sia stato facile affidarsi a una dottoressa con delle brutte macchie sulla pelle, con il timore che fossero contagiose nonostante le mie tante rassicurazioni. Qualche volta ne ho davvero pagato il prezzo, facendomi affiancare o addirittura sostituire da un collega, con grande rammarico.
Seguo gli sviluppi della ricerca con assiduità e quando ho deciso di intraprendere il percorso offerto da una nuova terapia ero molto speranzosa. E non sono rimasta delusa: già con la prima somministrazione, effettuata lo scorso marzo, è stato visibile un miglioramento clinico dei pomfi e del prurito, che è sfociato in una riduzione progressiva della frequenza delle manifestazioni fino ad oggi in cui posso vantare un punteggio dell’attività di malattia (UAS7) pari a zero. La nuova terapia mi ha consentito, in questi pochi mesi, di recuperare il rapporto di fiducia con alcune pazienti e di affrontare finalmente la mia giornata lavorativa libera dal pensiero dell’orticaria. Oggi posso dedicarmi completamente alla mia professione e sentirmi solo un medico e non una paziente.


Simona, 59 anni