Quando cambiare abitudini alimentari e quando no

Antonella Losa

Cambiare abitudini è stressante. Qualsiasi abitudine. Tutto ciò che ci fa uscire dalla nostra “zona di comfort” lo è. E cambiare le abitudini a tavola non fa eccezione.

Lo stress ha però un prezzo, come è esperienza di tutti e, ancor più, delle persone in particolari situazioni come appunto artrite psoriasica o psoriasi. Bisogna quindi capire quando ha senso affrontare un cambiamento – e, in questo caso, come gestire al meglio lo stress – e quando invece non ha senso farlo.

Andando sul pratico e restringendo l’argomento alle abitudini alimentari, analizziamo ora quando e per quali scopi ha senso un cambiamento in caso di malattia psoriasica e quando invece è meglio soprassedere.

Partendo sempre dagli obiettivi. Vediamone insieme alcuni.

Ho qualche chilo di troppo: vorrei perderne qualcuno

Sì, in questo caso vale senza dubbio la pena cambiare il nostro stile a tavola: il primo contributo che l’alimentazione può dare in caso di artrite psoriasica o psoriasi – tramite uno schema alimentare appropriato – è proprio quello della diminuzione di peso per chi deve tornare normopeso.

Ricordiamoci che il primo fattore di rischio modificabile per lo sviluppo di malattia psoriasica è il sovrappeso/obesità, che contribuisce al mantenimento dello stato infiammatorio sistemico alla base di queste condizioni.

Avendo poco tempo a disposizione, mangio spesso qualcosa di veloce “al volo”. È così che abbondo in salumi, formaggi e piatti pronti che facilmente eccedono in grassi e sale.

Decisamente utile ripensare l’organizzazione della preparazione dei pasti: l’esigenza di massima praticità è spesso molto reale; bisogna trovare il modo di andare incontro ad essa mantenendo un’alimentazione varia, prevalentemente vegetale e senza eccessi continuativi in grassi, sale e zuccheri. Ci riusciremo sostituendo l’”improvvisazione” (è ora di pranzo → ho poco tempo → quel panino salame-formaggio è quel che fa per me) con il “gioco di anticipo”: un’insalata di pollo, patate e verdure è solo uno dei tanti esempi di piatti che possono essere preparati a casa e consumati ovunque in poco tempo.

Ricordiamoci che un pasto ricco di grassi è seguito da una risposta infiammatoria del nostro organismo, che la sa solitamente gestire al meglio a patto che non diventi la regola – ciò che avviene se eccediamo con i grassi come abitudine generale.

Comfort food. Ci ricorro spesso: è il mio spezza-ansia. E poi sono goloso. Temo però che tutti questi dolci non siano esattamente il meglio, nel mio caso

Anche in questo caso, il gioco vale senz’altro la candela: lo stress legato al cambiamento di abitudini alimentari è una “spesa” sensata se il beneficio è il contenimento dell’eccesso – abitudinario – di grassi e zuccheri. Come nel caso sopra, infatti, se non lo facciamo avremo una risposta infiammatoria post-prandiale pressoché continua, che andrà a sostenere lo stato infiammatorio sistemico alla base dell’artrite psoriasica e della psoriasi.

Come riuscirci? Anche qui, focalizziamoci sulla vera esigenza: se nel caso precedente era la praticità e velocità, qui è chiaramente un tema di “comfort”. Ma un comfort food non è necessariamente un dolce. Può dare soddisfazione, o conforto, qualsiasi alimento legato ad esempio a un momento della vita che ci sta particolarmente a cuore, o a una persona che amiamo. Proviamo a cercarlo.

Il mio medico sospettava una sensibilità al glutine nonostante non sia celiaco. Mi ha fatto fare degli esami, e sembra che in effetti possa essere così. Passerò al gluten-free

Ecco un caso in cui provare a togliere il glutine ha senso. L’unico altro caso è una diagnosi di celiachia.

Per il resto non c’è a oggi una raccomandazione in questo senso riconosciuta dalla comunità medico-scientifica.

Se, nonostante questo, si vuole tentare questa carta, il suggerimento è quello di non farlo da soli ma insieme a un dietista / biologo nutrizionista / dietologo, che vi potranno guidare in questa scelta senza compromettere la qualità del vostro regime alimentare. Le diete gluten-free fai da te, infatti, sono sovente sbilanciate in alcuni dei nutrienti che non devono abbondare sulle nostre tavole, soprattutto in condizioni come artrite psoriasica o psoriasi.

Spesso mi sento gonfio. Deve essere il lattosio. Toglierò il latte e tutti i suoi derivati

Non si consiglia di prendere questa decisione in assenza di test diagnostici specifici, peraltro oggi molto accessibili.

Il gonfiore e, in generale, i disturbi addominali possono avere svariate origini. Parlatene con il vostro medico che, nel caso sospetti un problema di ridotta tolleranza al lattosio, vi indirizzerà verso un breath test, un test assolutamente non invasivo che si può tranquillamente fare nella maggior parte degli ospedali e che darà una risposta a questa ipotesi.

In caso di intolleranza diagnosticata, ricordiamo che può non essere generalmente necessario eliminare qualsiasi latticino: lo yogurt, ad esempio, oltre ad avere un contenuto di lattosio ridotto rispetto al latte di partenza, contiene anche degli enzimi utili alla sua digestione.



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