Qualità della vita – Il peso psicosociale dell’artrite psoriasica

Sergio Langella

L’Artrite Psoriasica è un’artrite infiammatoria sistemica associata alla psoriasi, alla quale è legata ma può avere un decorso differente da quest’ultima. Ciò significa che sintomi e terapie devono necessariamente essere specifiche per questo tipo di patologia. Nell’Artrite Psoriasica non sono coinvolte solo le articolazioni, ma anche tendini e legamenti, causando problemi in tutte le attività dell’individuo. Gli studi riportano un indice di qualità della vita correlata alla salute più scarso nei pazienti affetti da artrite psoriasica rispetto al resto della popolazione. Ciò è dovuto e alle limitazioni causate dalla componente infiammatoria muscolo-scheletrica e alle preoccupazioni estetiche che accompagnano la psoriasi sul piano dermatologico. La perdita di funzionalità causata dall’artrite inevitabilmente aumenta l’impatto sulla vita rispetto alla psoriasi da sola, che già di per sé è dimostrato avere grosse conseguenze su tutta la sfera sociale dell’individuo.

L’artrite (sia essa psoriasica o reumatoide) altera necessariamente la funzionalità della persona all’interno del contesto sociale, precludendogli ogni sorta di attività legata direttamente a prestazioni fisiche, come andare in palestra o fare una gita al mare, o indirettamente, camminare per raggiungere il posto di lavoro. L’eccesso di fatica che la persona percepisce, in concomitanza con il dolore che la patologia gli causa, finiscono per portarla a ritirarsi dalla maggior parte dei contesti, aumentando l’inattività e l’isolamento sociale. Tutto ciò contribuisce, per esempio, ad aumentare l’assenteismo sul posto di lavoro o porta alla disoccupazione, rendendo anche difficile la situazione economica.

Rabbia, ansia e depressione si accompagnano spesso e diventano di difficile trattamento da parte dello psicologo poiché di origine reattiva. Ogni forma di depressione è difficile da trattare, ma dal punto di vista psicologico quando la depressione ha una causa esterna all’individuo diventa per il professionista una battaglia contro qualcosa verso cui è fondamentalmente impotente. Il paziente è depresso per qualcosa che renderebbe depresso chiunque, un problema che se rimosso si porta via (nella maggior parte dei casi) i problemi psicologici associati. Dall’altro punto di vista, la sintomatologia psicologica altera i livelli di stress portandoli oltre la soglia che l’individuo è in grado di gestire, esacerbando l’infiammazione e instaurando un circolo vizioso difficile da rompere. Il trattamento, perciò, deve per forza essere integrato e indirizzato alla sintomatologia medica così come a quella psicologica; riducendo la causa della depressione e aumentando le capacità della persona di far fronte alle sfide della sua vita.

Il risveglio la mattina è forse il momento più difficile della giornata, dato che si tratta di scegliere cosa fare sapendo di rischiare di non poter portare a termine ciò che si era pianificato o mantenere fede agli impegni presi, poiché in qualunque momento fino alla sera il dolore o la fatica possono “rompere” la quotidianità segnando un freno alle proprie possibilità e alla propria libertà di scelta.

Molto deriva anche dal contesto sociale in cui si è inseriti. Per esempio, la disponibilità e la comprensione da parte del datore di lavoro incidono molto sul conservare o meno il posto, così come l’aiuto da parte della famiglia o del partner porta il bilancio emotivo del paziente nettamente in positivo.



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