Il glutine non è fattore di rischio per lo sviluppo di psoriasi e di artrite psoriasica

Antonella Losa

Pochi mesi fa la prestigiosa rivista medica Journal of the American Academy of Dermatology ha pubblicato il primo studio che ha cercato di capire se mangiare abitualmente alimenti con glutine possa essere o meno un fattore di rischio per lo sviluppo di psoriasi e/o artrite psoriasica.

A differenza di altri studi, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica, i ricercatori si sono quindi chiesti non se, una volta subentrata la malattia, eliminare il glutine dalla dieta si associ a remissione, ma se il consumo abituale di alimenti contenenti questa sostanza possa esporre maggiormente l’individuo a sviluppare la malattia.

Lo studio è andato quindi a confrontare persone che consumavano mediamente quantitativi ben differenziati di alimenti con glutine per vedere se quelle che, nel tempo, hanno sviluppato psoriasi o artrite psoriasica fossero quelle più abituate a mangiarne di più.

Per fare questo, hanno utilizzato i dati forniti da oltre 85.000 persone per un periodo di tempo di ben 24 anni (1991-2015), nell’ambito di un famoso progetto statunitense sulla salute delle donne (Nurses Health Study II).

Le partecipanti allo studio hanno compilato ogni 2 anni un questionario sul proprio stato di salute, con domande anche su eventuali diagnosi di psoriasi e artrite psoriasica, e ogni 4 anni un questionario sulle abitudini alimentari, in cui indicare – tra gli altri – anche il consumo medio di pane, pasta e altri alimenti con glutine.

Nei 24 anni dello studio, 1.432 persone hanno sviluppato psoriasi e 262 artrite psoriasica. Andando a confrontare le loro abitudini alimentari con quelle di chi ha avuto esordi di malattia, gli autori hanno constatato che i dati raccolti non forniscono alcuna associazione tra assunzione di glutine e rischio di sviluppare psoriasi o artrite psoriasica.

Il glutine non sembra quindi esporre a maggior rischio di malattia, così come non sembra avere un ruolo sulle manifestazioni della medesima, al di là dei casi di concomitante presenza di malattia celiaca o di sensibilità non celiaca al glutine, come già visto in articoli precedenti.

Riportiamo a questo proposito i risultati dell’analisi pubblicata lo scorso anno dal Journal of American Medical Association sui 55 studi scientifici più rilevanti sul rapporto dieta-malattia psoriasica, cui hanno partecipato oltre 4.500 persone diagnosticate in tal senso.

A proposito di glutine, l’articolo ricorda innanzitutto che la psoriasi è associata a un rischio maggiore sia nei confronti di celiachia, sia riguardo alla sensibilità non celiaca al glutine (da testare con specifiche ricerche anticorpali). I dati di letteratura, conferma l’articolo, mostrano che, in questi casi specifici, una dieta gluten-free porta miglioramenti clinici sia nella risposta al glutine che nei sintomi della psoriasi. In particolare, in caso di celiachia la dieta gluten-free andrà adottata a tempo indeterminato, mentre in caso di sensibilità clinicamente accertata al glutine si raccomanda una prova di 3 mesi in aggiunta ai trattamenti previsti dal medico per la psoriasi.

Persone che non rientrino in questi ambiti non necessitano a priori di una dieta gluten-free.

Se, tuttavia, si vuole sperimentare tale regime, il consiglio è rivolgersi a uno specialista in nutrizione – dietologo, dietista o biologo nutrizionista – per procedere in maniera corretta ed equilibrata: in modalità fai-da-te, infatti, non è raro incorrere inavvertitamente in un regime dietetico più sbilanciato e, spesso, più a rischio di favorire stati di sovrappeso che sono, questi sì con certezza, da evitare in caso di malattia psoriasica.



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