Importanza del supporto psicologico a distanza

Sergio Langella

Il supporto psicologico a distanza, via Internet o con altre tecnologie, è una realtà in continua crescita sul territorio nazionale da almeno una decina d’anni. La schiera di professionisti psicologi che offrono consultazioni via email o Skype è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, obbligando gli ordini professionali (nazionale e regionali) a sviluppare una serie di regole e indicazioni adeguate a questo tipo di prestazione, oltre che a mantenere un registro dei professionisti coinvolti. Sebbene sia ormai una realtà tutt’altro che emergente, durante la pandemia COVID-19 il ricorso a questo tipo di consultazioni a distanza ha visto un significativo incremento e se n’è riconosciuto il ruolo centrale nella sfera del benessere individuale.

Un disastro biologico come la pandemia che ci ha colpiti ha impatto su tutti gli aspetti della vita e può accelerare l’emergere di disturbi psicologici nei gruppi cosiddetti vulnerabili, anziani o persone con una storia di problemi psichiatrici, e in egual misura in quelle persone coinvolte direttamente o indirettamente col rischio biologico, per esempio il personale sanitario. Recentemente ci sono evidenze riguardo le conseguenze del lockdown sia nei bambini che negli adulti. Molti bambini entro i due anni hanno manifestato un’esasperazione nelle reazioni all’estraneo, che di per sé è un fenomeno comune chiamato appunto “angoscia dell’estraneo” ma che assume un’intensità molto simile a quella che possiamo notare in soggetti appartenenti allo spettro autistico. Negli adulti invece, si osserva l’emergere di un quadro chiamato “sindrome della capanna”, che porta l’individuo a sperimentare un disinteresse verso il mondo esterno alla propria abitazione e un’angoscia molto simile a quella agorafobica. Nei professionisti sanitari coinvolti sul campo dall’emergenza altissimi livelli stress e un sentimento annichilente di impotenza sono all’ordine del giorno. Anche negli individui con patologie mediche che necessitano di un supporto psicologico, quale può essere la psoriasi, l’improvvisa assenza del supporto emotivo e di quello spazio in cui sviluppare un pensiero sul proprio mondo interno può essere devastante. Il rischio di perdere i progressi fatti fino a quel punto è assolutamente reale, poiché l’interrompersi improvviso dei colloqui impedisce alla coppia psicologo-paziente di elaborare la separazione, lasciando un sentimento di incompiutezza a riempire il vuoto del lutto.

Avere accesso a uno spazio per i propri sentimenti e le proprie emozioni senza uscire di casa, restando in sicurezza, permette al legame terapeutico di mantenersi vivo e vitale e di continuare la sua azione di cura. Il sentimento di isolamento, di non avere più nessuno che si prenda cura di noi, il vedere l’altro solo come un pericolo per la nostra vita, ci sprofonda in un baratro di incertezza e paura in cui la sintomatologia psicologica è solo il modo che ha la nostra mente di mantenersi integra nel qui e ora, pagando il prezzo sul lungo periodo.

Il supporto psicologico a distanza può e deve colmare questo gap, ma non dovrebbe sostituire la relazione vissuta di persona dove questa è ancora possibile. È uno strumento che ha un preciso territorio di applicazione come integrazione del rapporto clinico classico o in sostituzione di esso se quest’ultimo non fosse applicabile per cause di forza maggiore.



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