Psoriasi, artrite psoriasica e covid:
Ritorno alla normalità, ritorno alla cura

Rosabianca Alessandra

A gennaio 2020 l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato che un nuovo tipo di coronavirus, il COVID-19, rappresentava un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale che, solo due mesi dopo, è stata qualificata come pandemia. Immediate e decise sono state le azioni per il suo contenimento, tra cui forti limitazioni in ogni settore della vita pubblica e privata che hanno gravato sulla quotidianità di tutti e che ci condizionano ancora oggi.

È ormai chiaro, e molti lo hanno sperimentato personalmente, che il lockdown e le misure restrittive anti-covid possono dare origine a problemi di natura psicologica, emotiva e cognitiva, anche a lungo termine, tanto che è stato coniato il termine ‘psico-pandemia’. A tal proposito il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Lazzari ha dichiarato che: “è a tutti evidente che c’è un’onda lunga di disagio e di disturbi psicologici che durerà anni e interessa quote importanti della popolazione. Basti pensare che problemi psicologici riguardano 8 persone su 10 sopravvissute al Covid nelle intensive, la metà dei ricoverati per Covid, uno su tre dei positivi in quarantena e uno su quattro nella popolazione generale.”

Purtroppo da questi effetti non sono certo escluse le persone con psoriasi, con artrite psoriasica e altre patologie infiammatorie e autoimmuni, per cui lo stress e la gestione delle emozioni negative, come quelle connesse alla pandemia in corso, possono rappresentare un fattore scatenante o recrudescente.

Spesso le manifestazioni cutanee della psoriasi possono avere una ricaduta negativa a livello psicologico, generando vissuti depressivi, di disagio e vergogna, arrivando a intaccare l’immagine di sé e la propria autostima, e portando anche al ritiro sociale e all’isolamento, al punto che il 16% dei pazienti intervistati nel sondaggio Clear About Psoriasis ha dichiarato di nascondersi dal resto del mondo. Se il lockdown e le misure restrittive anti-covid possono aver rappresentato, per alcuni, un alleggerimento dalla pressione sociale e dallo stigma che molti pazienti affetti da psoriasi riferiscono, a lungo andare le stesse misure possono aver acuito una forma di isolamento e ritiro sociale magari già presenti, e portato a un peggioramento di vissuti ansioso-depressivi.

Inoltre molti pazienti che soffrono di patologie reumatiche, tra cui l’artrite psoriasica, riferiscono di aver avuto difficoltà, a causa della pandemia, a contattare i loro curanti, fare esami e viste specialistiche o a reperire i farmaci. Inoltre l’emergenza COVID-19 e le restrizioni imposte per contrastarla hanno avuto un effetto negativo anche sulle diagnosi. Infatti, secondo la ricerca vivere con una patologia reumatologica condotta dall’osservatorio APMARR-WeResearch, a partire dal 31 gennaio 2020, data della dichiarazione dello stato di emergenza, per i successivi 6 mesi, le diagnosi sono diminuite del 39,8% rispetto al 2019, fino ad arrivare a un calo del 69,6% nell’area Sud e Sicilia. Tutti questi fattori e difficoltà, insieme allo stress legato alla pandemia, possono aver scoraggiato le persone affette da patologie croniche nel continuare le cure prescritte e nel mantenere una buona aderenza terapeutica.

Tuttavia, dopo una comprensibile fase iniziale di “smarrimento”, anche il SSN e le diverse equipe mediche si sono riorganizzate e il lockdown ha rappresentato l’occasione per dare impulso all’innovazione, utilizzando degli strumenti che erano già disponibili ma sottoimpiegati, come i servizi di telemedicina, le consulenze on-line, il fascicolo sanitario elettronico e le ricette dematerializzate. Si tratta di risorse e dispositivi che, favorendo l’accesso alle cure, aiutano a ridurre l’isolamento anche nei momenti in cui, per motivi diversi, non ci si può muovere da casa, garantendo continuità alla relazione medico-paziente e quindi alla cura. Certamente, insieme a queste nuove risorse, è necessaria una minore rigidità da parte del personale e delle strutture sanitarie, oltre che a una visione più ampia. Vanno cioè considerati non solo gli aspetti bio-medici ma anche quelli sociali, psicologici ed economici che la pandemia ha fatto emergere con forza, a cui si aggiunge un bisogno di maggior confronto da parte dei pazienti, che chiedono un ruolo sempre più attivo nel proprio percorso di cura. Ristabilire una buona alleanza terapeutica tra la persona affetta da psoriasi, artrite psoriasica e da altre malattie infiammatorie e croniche e il proprio specialista, rappresenta un modo per “ripartire” e ritornare ad una normalità che può essere migliore di quella che conoscevamo prima.

Come la percezione del rischio e della paura possono essere contagiosi, allo stesso modo può esserlo la calma. È importante ristabilire l’omeostasi riportando il nostro sistema nervoso in uno stato di ottimale armonia soggettiva e collettiva anche grazie all’ingaggio sociale e al ripristino dei legami e delle relazioni… anche quelle con i propri curanti!

Ritornare alla normalità vuole dire anche ritornare alla cura.



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